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Irlanda 2018 e Brexit, British siete nella caccona.

Brexit

Irlanda 2018 e Brexit, British siete nella caccona.

Ovvero come l’Irlanda potrebbe prosperare stando seduta accanto ad una polveriera.

Sì, lo so, Irlanda NON è Regno Unito, come siamo costretti a spiegare ogni volta che torniamo al paesello e ci chiedono “eeeh, ma ora con questa Brexit, come fate la a Dublino?”

Chiaro che, se non viviamo in una bolla, di cosa succede agli amatissimi cugini oltremare un po’ ci interessa e ci riguarda.

A Dublino, come nelle altre principali città irlandesi, stiamo già assistendo ad un emigrazione considerevole dal Regno Unito di aziende e cittadini europei preoccupati dei possibili risvolti negativi della Brexit (il che non aiuta la situazione a dir poco tragica degli affitti, nettamente peggiorata rispetto all‘articolo dell’anno precedente), ed in generale, diciamocelo, Repubblica d’Irlanda e Regno Unito hanno un problemino irrisolto che le lega a doppio filo:
il confine tra Repubblica d’Irlanda (UE) ed Irlanda del Nord (UK).

La Brexit non ha fatto altro che riportare alla luce i problemi e le contraddizioni mai risolte del popolo, o dei popoli, che vivono su quest’isola, continuamente divisi nella storia per ragioni politiche, economiche e religiose, ed ai quali la mano britannica e le risposte armate dell’IRA hanno fornito soluzioni maldestre e sanguinose, quantomeno fino all’ accordo del Good Friday del 1998.
Menzione d’onore alla nazionale irlandese di rugby, che sfancula tutti, supera i confini delle due Irlande e riunisce tutti sotto un’unica bandiera.

Ma non divaghiamo.

Non più tardi di ieri Theresa May ha presentato al suo consiglio dei ministri una bozza di accordo con l’UE che, per farla breve, prevede la possibilità per l’Irlanda del Nord di rimanere in una sorta di mercato unico con Dublino e l’UE a tempo indefinito, questo per evitare nuovi problemi al sempre delicato confine irlandese, che in caso di Brexit dura vedrebbe di nuovo dogane, soldati e grossi guai, mandando a meretrici l’accordo del Good Friday del 1998 che ha garantito un bel po’ di pace al popolo irish.

Ed è proprio qua il paradosso. Il lodevole tentativo di mantenere un confine “dolce” con la Repubblica irlandese, e quindi con l’Unione Europea, ha fatto incazzare, in ordine:

Questo mette il Regno Unito nella caccona perché spostando il confine duro dall’Irlanda all’isola britannica, taglia di fatto fuori l’Irlanda del Nord, ed isola (perdonate il gioco di parole) la Gran Bretagna dall’Europa, come voluto dal referendum, ma anche dal resto del regno unito. Con il plauso dei nazionalisti irlandesi che si trovano di fatto a tifare la May che, qualora l’accordo dovesse passare, riuscirà forse laddove un secolo di politica ha fallito:
riunire, per esclusione, l’Irlanda.

Stamani si sono dimessi tre ministri , in ordine, il Ministro per la Brexit, il Ministro per l’Irlanda del Nord e quello per il Lavoro  (ministrE le ultime due, se vogliamo fare felice la Boldrini), giudicando l’accordo un’ eccessiva sudditanza nei confronti dell’UE. ma la bozza è stata approvata. Ora la parola va al parlamento.

Gli sviluppi possono ancora essere molteplici e nelle direzioni più disparate.
I sostenitori della Brexit più dura vedrebbero di buon occhio un’uscita dell’Irlanda dall’UE, che porrebbe fine alla questione irlandese a vantaggio dell’UK, ma ad oggi quest’ipotesi è lontana nel tempo ed estremamente improbabile visto il totale disinteresse da parte del popolo irlandese nell’uscire dall’UE.

Insomma, un bel casotto per questa Brexit, che, dolce o salata, è prossima ad iniziare nella primavera del 2019.

 

“Come innovatori, commercianti e internazionalisti guardiamo al futuro con fiducia” dice la Betty II.

La Regina Betta, inoltre, non è l’unica a mostrare angoscia per i suoi sudditi.
In uno scatto di pochi giorni fa durante i festeggiamenti del Principe Carlo, si può apprezzare la preoccupazione della Royal Family per le sorti del popolo britannico ed europeo.

“Guarda, i poveri!”

Da Dublino per ora è tutto, noi qua continuiamo ad ingrassare e vivere nella prosperità in 7 in un appartamento, in barba alla Brexit.
A presto!

ps: nonostante il tono canzonatorio dell’articolo, per evitare che vi addormentiate dopo la seconda riga, la questione irlandese ed il dominio inglese sono una ferita enorme per il popolo di quest’isola.
Ho scritto questo breve commento ascoltando Zombie, dei Cranberries, che si riferisce proprio agli episodi di sangue del 1993 tra IRA e truppe britanniche.

Un abbraccio.

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